La chiave (1983)

Anno 1983
Durata 116 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere erotico-drammatico
Regia Tinto Brass
Soggetto Jun’ichirō Tanizaki
Sceneggiatura Tinto Brass
Fotografia Silvano Ippoliti
Montaggio Tinto Brass
Musiche Ennio Morricone
Scenografia Paolo Biagetti
Costumi Michaela Gisotti
Interpreti e personaggi
Stefania Sandrelli: Teresa Rolfe
Frank Finlay: Nino Rolfe
Franco Branciaroli: Laszlo Apony
Maria Grazia Bon: Giulietta
Barbara Cupisti: Lisa Rolfe
Ugo Tognazzi: un ubriaco
Ricky Tognazzi: uno studente
Doppiatori italiani
Paolo Bonacelli: Nino Rolfe

Trama

La vicenda del film si svolge a Venezia, una Venezia del tempo fascista alla vigilia della dichiarazione di guerra che sanciva l’entrata dell’Italia nel Secondo conflitto mondiale. È la storia di un anziano professore inglese, direttore della Biennale d’arte, e della sua giovane moglie Teresa che gestisce una piccola pensione nel cuore della città lagunare. Ambedue sono alla ricerca del proprio “io” nel loro rapporto sessuale. Un giorno il marito lascia di proposito sul pavimento del suo studio la chiave che apre il cassetto in cui tiene nascosto il diario ove egli narra le sue lussuriose fantasie.
Teresa, per caso, trova la chiave, apre il cassetto e s’impossessa del diario. Lo legge ed è spinta, a sua volta, a scriverne uno suo in cui anch’ella confessa tutta la sua passione amorosa e gl’inganni che consuma insieme al giovane fidanzato ungherese della figlia, Laszlo. Fra i due coniugi si stabilisce un dialogo ambiguo e perverso tramite i rispettivi diari e una intesa sessuale finalmente instaurata proprio grazie a tali reciproche confessioni.
Durante l’ennesimo gioco sessuale cui la coppia oramai era solita abbandonarsi, il professore resta vittima di un ictus che lo lascia quasi paralizzato. La grama vicenda si conclude con la morte dello stesso indirettamente provocata dalla figlia che, consapevolmente, legge al padre, oramai in fin di vita, le pagine più scabrose del diario relative ai tradimenti della madre Teresa con il suo fidanzato Laszlo.
Il film si chiude con il funerale in gondola del professore svolto proprio mentre Mussolini, il 10 giugno 1940, annuncia dal balcone di Palazzo Venezia l’entrata in guerra dell’Italia, quasi a simboleggiare come il destino voglia risparmiare al protagonista gli orrori della guerra, oramai alle porte, giusto un attimo prima del suo inizio.

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